Romani 1:13-17 Non voglio che ignoriate, fratelli, che molte volte mi sono proposto di recarmi da voi (ma finora ne sono stato impedito) per avere qualche frutto anche tra di voi, come fra le altre nazioni.
Io sono debitore verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti; così, per quanto dipende da me, sono pronto ad annunziare il vangelo anche a voi che siete a Roma.
Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com'è scritto: «Il giusto per fede vivrà».
Paolo, come dirà in un'altra sua lettera, fa fede al suo apostolato rimarcando il concetto che la salvezza si estende a tutti gli uomini. Era predicato da alcuni Giudei convertiti un vangelo diverso da quello che era stato annunciato che prevedeva la salvezza solo per gli appartenenti al popolo ebraico oppure la salvezza solo per coloro che ottemperavano all'esecuzione delle leggi vetero-testamentarie.
Ancora una volta l'apostolo sottolinea che la salvezza è per tutti gli uomini; per i Greci (portatori di credi religiosi e di una filosofia che ancora oggi condiziona il nostro modo di pensare e vedere le cose), per i barbari (popolazioni delle quali non si aveva conoscenza dal punto di vista delle usanze, dei costumi e della religione), pre i Giudei (coloro che, appunto, avevano ricevuto la rivelazione e gli oracoli divini).
La salvezza è per chiunque crede che Gesù è venuto nel mondo per liberare l'uomo dalla condanna della morte eterna, condanna della quale l'uomo non è a conoscenza ed è per questo che Paolo, e tutti coloro che hanno sperimentato la salvezza, si affaticava per annunciare l'Evangelo a tutti perchè nessuno è da scartare per Dio ma tutti sono da salvare.
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